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Prima di te non esistevano gli abbracci

febbraio 10, 2017

abbraccioChe poi: non lo sapevo mica se saresti venuta. Certo, mi eri sembrata contenta quando ti ho detto dei biglietti
Sembrava non aspettassi altro.
Però poi, vallo a capire, quel sabato pomeriggio tutto taceva.
Un like a una foto pubblica (che solo quelle puoi vedere), subito ritirato.
E poi silenzio. Lo avresti preso quel treno?
Ma si, certo, andiamo, certo che lo avresti preso!
Saresti venuta e ci saremmo amati come prima, anzi più di prima, chè i drammi fomentano, si sa.
Ed io ero nervoso.
Erano le 19, e non sapevo nulla.
Lungi da me il prendere e scriverti.
Meglio l’ansia
Un groppo in gola,che poi scende, giù giù, e si stringe allo stomaco;
Non ce la faccio a star fermo; e allora giù di trazioni; una serie da 10, una da 8 , e ancora altre 8; ma ancora quel groppo. Neanche la fatica fisica lo scioglie; e allora via di piegamenti, una serie, un’altra; i tricipiti iniziano a bruciare; mi viene da ridere.
Va a finire che mi spompo prima del tempo, cazzo di figura ci faccio. “Eh no, sai, sono stanco”
Com’era quella battuta? “hai tutta l’aria di chi ha fatto troppe flessioni senza una donna sotto”.
Fanculo, basta.
Le 19.30, e i Metallica non mi dicono più nulla, seek and destroy di sta ceppa
Vado a docciarmi.
Mi rilasso; mi piace il getto addosso; i muscoli si distendono.
Sono calmo; fatico ad alzare il braccio destro, ma andrà via presto

8 e trenta. Mi vesto ed esco.
Arrivo in stazione, in anticipo
Un tipo che suona il piano; è bravo, fa un intro dei Genesis, da Selling england by the pound, quello con l’intro di solo piano
E’ bravo; mentre mi allontano accenna il tema vocale
Cammino.
Si ma: che binario era?
Il 15,
O forse il 16. Dove stanno i tabelloni quando servono?
Si dai,era il 16.
Mancano 10 minuti. Mi viene voglia di fanta; si dai, sti cazzi, ci butto pure 2 euro.
“No fermo, non funziona, e neanche quell’altra; già ci ha fregato i soldi”
Peccato.
Arriva un primo treno, Torino porta nuova. Ok, è questo.
Mi guardo tutte le carrozze, spizzo ogni volto, e niente. Non ci sei. Dove sei?
Mi siedo su una panchina. Accendo una sigaretta. Magari ne deve arrivare un altro; massì, era al 16, non al 15
Mi rianimo: ecco il secondo.
Sarà questo
Aspetto che si fermi, la gente inizia lentamente a scendere: inizio a cercare, guardo di nuovo tutte le carrozze, dentro, fuori.
Percorro in lungo e in largo il treno, la banchina, guardo le facce. Ti cerco
Un ragazzo e una ragazza si abbracciano e poi si baciano
Rosico
E niente. Non c’è nessuno. Tu, non ci sei
Sono tipo disperato, sento che sto per mettermi a piangere. No, contieniti, calmati. E’ finita? E’ finita, chiaro, certo che si.
No cazzo, ti chiamo, non è possibile, non puoi farlo.
Ora ti chiamo. Dove cazzo sei?

E ti vedo spuntare. Un fantasma che si materializza
Col cappuccio calato sulla testa e il trolley a seguire Quanto cazzo sei hip hop…un fantasma che mi viene da, vallo a capire da dove.
Ti vengo incontro. “Ma allora ci sei” mezzo balbetto “Sei venuta…”
Esito. Ti bacio, ti lasci baciare. Esito ancora. Un secondo, due secondi. E con uno scatto nervoso ti abbraccio. Un abbraccio nervoso, quasi a soffocarti, che pian piano allenta, la morsa si fa meno vibrante, diventa caldo.

E di colpo è come se non avessi mai abbracciato nessuno prima. Prima di te non esistevano gli abbracci

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