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Essere gay è contro natura?

maggio 30, 2010

Riporto qui una risposta che ho formulato in un altra sede; lì l’autore si chiedeva, in modo a dire il vero solo apparentemente logico, se l’omosessualità fosse contro-natura.

La sua dimostrazione si basava sulla seguente concatenazione logica:
“Se tutte le persone al mondo fossero gay, nel giro di 100 anni circa la specie umana si estinguerebbe, andando così contro la propria natura che la porta a sopravvivere e a riprodursi”

Per definire cosa è contro-natura  si dovrebbe per prima cosa stabilire cosa è secondo natura, cosa certamente non banale.

Dal mio punto vista il concetto di natura è scindibile, seguendo Spinoza, in 2 parti:

natura naturans, ossia il principio intrinseco alle cose, banalizzando si può definire come un principio vitale immanente e precedente tutte le cose.
natura naturata, ossia la concretizzazione materiale, effettiva del principio cui sopra.

Bene.

Noi, in quanto esseri umani, siamo natura naturata, attributi della sostanza infinita, determinati da essa; non abbiamo formalmente alcuna libertà, in quanto non possiamo scegliere la nostra natura; siamo totalmente determinati.

Ora; se noi siamo natura naturata, vuol dire che siamo natura, realizzazione concretata di questa; ed è da questa che dipende il nostro modo di essere; abbiamo una natura che non possiamo cambiare a nostro piacimento; è come se ci avessero dato uno spazio 2×2 dove muoverci; ci possiamo muovere al suo interno, non andare oltre.

A livello logico, la nostra natura determina l’ampiezza di quel che possiamo fare, e tutto quello che possiamo fare rientra nella nostra natura; non si sfugge;

Il fatto che gli uomini possono essere gay, che noi siamo a conoscenza che i gay ci sono, e ci sono stati, in tutte le culture, ed a tutte le latitudini, vuol dire che esserlo è tra le possibilità umane; contranatura sarebbe, per quanto ne posso sapere io, utilizzare le mani come ali, o fare pipì dalla bocca;

avere un rapporto omosessuale è quanto di più naturale ci possa essere, dal momento in cui l’uomo ha svincolato il sesso-riproduzione dal sesso-divertimento; e il fatto che sia diffuso anche tra i primati avvalora quello che dico.

Tutto il discorso è viziato alla base da un’impostazione collettivistica: non esiste l’umanità come un tutto, esistono gli uomini, individui a loro stanti; l’umanità è un mito, un’idea, non un essere senziente, che “si”comporta, che agisce in qualche modo; l’umanità è, banalmente, la somma di tutti gli gli uomini.

Per quanto apparentemente logico, il  discorso cui sopra non sta in piedi neanche un po’.

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