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New: La non accettazione di sè -Seconda Parte

febbraio 12, 2010

In soggetti di questo tipo, è il lato comunicativo a non funzionare; è tipico il formarsi di una doppia percezione di se stessi: io come sono per me, io come sono per gli altri, ove il giusto sarebbe come noi ci percepiamo, lo sbagliato la (errata) percezione che gli altri hanno di noi!

Il risentimento è il sentimento che accompagna questa discrasia: io sono giusto così, sono gli altri stronzi, bastardi, che non gliene frega una mazza di me, che mi vogliono far passare per sfigato!

Il nostro aspirante nerd si crea così due mondi:

– il suo mondo interno, ove egli è alfissimo (alfa alfa, alvin superstar, e menate varie) fatto di cose in cui è (con ogni probabilità) forte, e nelle quali, se ha una compagnia, può fare il capobranco saccente del piffero

– il mondo esterno, ove è uno sfigato, e dove non riesce a comunicare la parte interessante di sè, dove sa che le cose alle quali egli tiene, non contano un emerito cazzo (ed è lui il primo a pensarlo!)

Volendo essere realemente analitici (volendo spaccare il capello in dodici, e non solo quello…), dovremmo  fare i filosofici, e affrontare temi quali:

“che cosa/ chi sono io?” (noumeno)

“chi/che cosa sono io per gli altri” (fenomeno)

Domande a cui non si può realmente rispondere; nessuno di noi può sapere cosa è, dal momento che non si può porre come oggetto, essendo in prima istanza soggetti; dobbiamo quindi porre una finzione teorica:

– io noumenico da una parte, cioè quello che noi realmente siamo, e che solo una divinità potrebbe comprendere dall’alto della sua onniscenza

-io sociale, e sue relative incarnazioni ( o maschere, in gergo pirandelliano)

Quello che non accettiamo è l’io sociale; quelli che non accettiamo sono i risultati dell’interazione sociale.

Non troverete mai nessuno che non accetta le sue reali (ponendo che siano accertabili) caratteristiche:

poniamo per assurdo (e non sto ovviamente parlando di  me stesso! LOL)  una persona cui faccia schifo l’alcool; avrà motivo di non accettare questa sua caratteristica? non credo; essa, per sè, non è nè positiva, nè negativa; potrà viceversa non accettare il fatto che, a causa di questa, in determinati contesti, si potrà trovare escluso, in minoranza, perchè gli altri che lo circondano ne fanno un fatto di comunione, di divertimento, e lui si sente escluso in quanto non partecipa di questa pratica.

Non accetterà, quindi, il frutto dell’interazione, in quanto si trova a disagio a causa di questa (ma è solo un esempio banale!)

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