Mi sono ritrovato in questi giorni a pormi una domanda: perchè ho sentito e sento l’esigenza di andare a rimorchiare le femine?
La cosa nasce alcuni anni or sono, ma comunque tardi rispetto al sopravvenire delle normali pulsioni che dovrebbero portare a desiderare di avere delle tipe con cui scopare. La mia esigenza nasce da un fattore mentale più che fisico, ed è la dalla pressione esterna. Mi spiego meglio.
A 14 anni ebbi la mia prima esperienza con una ragazza; non nel senso che me la sono scopata, ma nel senso che ci fu il primo approccio al mondo feminile, visto in quanto feminile; di fatto ci provai con una tipa, era carina, in quel periodo più o meno tutti ci provavano con qualcuno e, sull’onda di questa “moda” nella mia classe dell’epoca, decisi di fare un tentativo; le cose inizialmente andarono bene, ma subito dopo il successo si tramutò in disfatta (il motivo non l’ho mai saputo, ho immaginato delle cose ma la realtà chissà quale è stata…); fatto sta, l’episodio mi segnò, e per qualche motivo mi convinsi che le femine non erano affar mio, e che lo sarebbero diventate in un futuro non ben definito, quando avrei (probabilmente per virtù dello spirito santo) acquisito i superpoteri, tali che potessi provarci con le femine
le femine quindi vennero, apparentemente e a livello conscio, rimosse dai miei pensieri; le mie energie interiori, a partire da quel periodo si riversarono sulla musica (e come studio della chitarra e come ascolto) e negli studi umanistici (per chiama ama freud, questo è il più tipico esempio di sublimazione delle energie sessuali)
Chiaramente non potevo eliminare da me stesso le normali pulsioni che ovviamente abitano dentro un normale ragazzo; che quindi esistevano, ma sottotraccia; erano, come dire, da me bellamente ignorate; persino quando mi innamorai di una tipa, non ne volevo proprio sapere di ammetterlo, in primis con me stesso; trovavo disdicevole il fatto di provare tali sentimenti, convinto che a me quelle cose non succedessero.
Andiamo avanti. Iniziai a realizzare la necessità di procurarmi qualche femina quando mi resi conto che non avere femine ti faceva essere uno sfigato; i fighi scopano, quelli che non scopano non sono fighi. Questo incise, ma per diciamo un 30%; di questo tipo di pressione sociale riuscivo abbastanza a fottermene, stante il mio misantropismo totale e assoluto dellì’epoca, che mi portava a disprezzare gli altri (o la quasi totalità degli altri), in quanto trogloditi a mala pena in grado di contare fino a 5 (un po’ mi sono ravveduto, ma in fondo manco troppo…)
L’altra grossa componente esterna fu la pressione parentale, nelle vesti non di mio padre ma di mio XXX, con cui ho sempre avuto un rapporto di amore/odio, imitazione/rifiuto; ho preso molto da lui, e mi sono sempre sentito in competizione con lui. Fatto sta che col tempo divenne più pressante nei miei confronti sul lato femine, e io, che non avevo femine tra le mani, mi sentivo sempre più una merda, un perdente, una nullità; e ci stavo da cani. Mi ricordo delle telefonate allucinanti in cui iniziavo a sudare solo perchè mi chiedeva se avessi femine tra le mani, e quando dopo mille giri di parole veniva fuori che no, cristo re, non ce ne avevo, e lui iniziava a decantare l’estrema facilità di trovare femine; il che mi faceva sentire ancora di più un mongoloide decerebrato e impotente…
La vera spinta a provarci con le femine, a procurarmi femine viene da qui: non tolleravo più di sentirmi così una merda; dovevo fare qualcosa. Puro ego, puro tentativo di riscattarmi, le femine non centravano un cazzo.
Quando riuscii a fidanzarmi, la cosa che mi più esaltava era il pensare che agli occhi degli altri, o meglio agli occhi degli altri per me rilevanti, io ero fidanzato e scopavo
Giuro che più dei coiti, più dell’affetto che poi alla fine finii per provare, o dell”affetto di cui ero investito, era questa la sensazione che più mi esaltava: finalmente avevo delle tresche con le femine da raccontare, finalmente mi sentivo maschio.
Ora. Perchè tutto sto pippone?
Il pippone è dovuto al fatto che questo non è del tutto superato; certo, le cose non vanno più male come prima, ma sta di fatto che io rimorchio (o meglio, provo a rimorchiare, perchè sennò poi sembra che ne rimorchio 12 a sera…) per gli altri, e in vista degli altri, più che per me stesso. Il fatto di trafficare con le femine, di uscirci, provarci, avere successi e delusioni, è tutto materiale che posso finalmente rivendermi e narrare; è questo che mi importa, più e sopra di tutto: avere fatti e storie di me con le femine, cui attingere e narrare; tutto questo mi fa sentire figo; pochi cazzi, ad oggi, 1 giugno 2011 è così
Il tutto è con ogni probabilità dovuto al fatto che non mi sento ancora del tutto figo, non ho ancora le sicurezze di cui sono in cerca; e, con ogni probabilità, quando avrò del tutto demolito l’immagine di me stesso come non-figo, sostituendola con quella di figo, potrò finalmente archiviare queste paranoie.
Il fine di tutto il discorso è che fino a quando non arriverò a questa condizione, io non rimorchierò mai una femina perchè mi piace, o perchè sento che potrebbe essere splendido provarci con la tizia X, ma lo farò sempre perchè devo dimostrarmi (e dimostrare agli altri) qualcosa; rimane un mezzo per tentare di compensare ed alleviare un complesso di minorità, e non quello che dovrebbe essere: un fine in sè, una gioia, un piacere.
Questo dovrà essere il mio punto di svolta: rimorchiare per me, e non più per gli altri; rimorchio come piacere ed è espressione del proprio sè più autentico, e non come guerra per l’affermazione dell’ego.


Andrea B.
giugno 2, 2011
Mi convinco sempre più che i sentimenti e quello che si prova/crede non centrano proprio niente, ma siano solo una giustificazione, un ‘dare un senso’ a quello che sentiamo. Secondo me dipende solo dal fatto che siamo programmati per farlo, che è scritto o no nei nostri geni. E se per puro caso, nei nostri geni ci fosse scritto che la riproduzione non fa per noi, molto probabilmente (ci sono infinite sfumature) questo errore verrà cancellato dalla selezione ‘naturale’.
Quindi secondo me la soluzione è che lo fai perchè ti provoca piacere (qualunque tipo esso sia: appagamento da parte di altri, piacere fisico, ecc ecc) perchè sei ‘programmato’ a provare quel tipo di piacere. I tuoi sentimenti e sensazioni sono solo l’interfaccia per il tuo corpo, che ti guida in tutte le scelte che fai.
La domanda da cui partire è: vi siete mai chiesti come ci studierebbero se fossimo noi gli animali, senza possibilità di comunicazione con chi ci studia? A quali conclusioni giungerebbero se non potessero sentire i nostri sentimenti?
Andrea B.
giugno 2, 2011
N.B.: per programmato non intendo che è scritto solo nei tuoi geni, ma dipende anche da come si è adatto il tuo cervello (che di base è costruito a partire dai tuoi geni). Quindi c’è un fattore conformazionale/strutturale più uno adattivo. Tenendo sempre conte che ‘chi nasce quadrato non morirà di certo tondo’…
ribellionedellemasse
giugno 2, 2011
mmmmm, dissento abbastanza dal commento, e per un motivo semplice: negli animali la parte istintuale è predominante se non esclusiva, e ridotta al minimo la parte di apprendimento; tutto il contrario per gli umani, dove c’è sicuramente una base istintuale, ma la parte sociale è altrettanto se non più importante. Dentro di noi c’è una spinta alla riproduzione, senza dubbio, che si estrinseca nel fatto materiale che quando vediamo una bella figliuola ci piace, ci stimola istinti sessuali; ma il passare da questo al riuscire ad averla ci sta un mare; vedere una tipa, capire che ci piace, conoscerla, il tutto nel modo giusto, con i giusti tempi, la necessaria leggerezza e cazzonaggine, ma facendo volgere il tutto al sessuale, è tutto fuorchè banale; e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario
altra cosa: non puoi ridurre la psiche umana al principio di piacere, non funge così; freud vicino a questa metteva il principio di morte; l’intersezione delle due già dà un quadro più realistico
ultima cosa: per quanto sia vero che il dna è quello, o in termini filosofici, per quanto il carattere d’ognuno di noi sia dato, il modo in cui questo si svolge, si esprime, si dipana e si sviluppa ha luogo nel tempo. Gli elementi psicologici, come paranoie, nevrosi, complessi di vario tipo, possono essere così importanti da arrivare ad oscurare le qualità di base, che per vari motivi possono stentare ad uscire.
Insomma, non è così facile come dici; e non che solo perchè c’è l’istinto a riprodursi, che questo debba avvenire per forza; di gente che si sega a volontà, e si accoppia col primo mostro che ci sta il mondo è pieno
Andrea B
giugno 2, 2011
Uhm hai ragione quando dici che l’ho fatta semplice, ma è perchè neanch’io so come funziona il nostro cervello.
Quando parli di psicosi e roba varia, io l’avevo già inclusa nella parte adattiva (vedi il mio secondo commento). Ho generalizzato troppo, ma quello che sto cercando di fare è ragionare a basso livello (utilizzando una similitudine con il campo della programmazione), mentre tu parli ad alto livello. Tu parli di psicosi, piacere paura che sono costrutti che fisicamente non esistono. Sono solo i modi in cui interpretiamo i segnali del nostro corpo. Ed è così perchè tu con medicinali puoi agire sui tuoi pensieri, sulle tue percezioni (vedi antidepressivi, eccitanti ecc ecc).
Per quanto riguarda gli animali sono abbastanza in disaccordo: noi non sentiamo le loro sensazioni, quindi non possiamo dirlo.
Esempio: tu perchè balli? Perchè ti rende felice (una motivazione qualunque ma abbastanza valida, penso). E che significa che ti rende felice? Fisicamente intendo.
E adesso pensa questo: se un altra specie, ti osservasse ballare, non potendo sentire ciò che tu provi, come pensi che descriverebbe il fenomeno? Io penso che direbbe: si muove perchè quando sente la musica vengono attivati dei recettori che inducono il movimento e a seconda dell’affinità del soggetto con la musica, si ottengono risultati diversi. Oppure lo fa per mostrare che è pronto per la riproduzione e sta convincendo un altro esemplare della stessa specie ma altro sesso, ad accoppiarsi.
Non mi sembrano sbagliate come motivazioni.
Il punto è questo: per quanto la psicologia abbia dato numerosi contributi necessari per capire come siamo fatti, siamo pronti per andare oltre, per dare un significato scientifico (e quindi quantitavo e non solo qualitativo) alle sensazioni. Secondo me tutto si può ricondurre a: genetica, organizzazione e struttura del sistema nervoso, segnali chimici e sensoristica (vista, tatto, e comunicazione con il mondo esterno in generale). Non dico che è semplice ma sono sicuro che da uno studio del genere possano emergere in qualche modo le sensazioni che proviamo e il modo in cui ragioniamo (e per modo intendo le nostre inclinazioni)
Tutto ciò esula però da quello che volevi sottolineare tu con il tuo post. xD.
E’ da un po’ che sono riuscito a crearmi un quadro coerente e l’unico modo per trovare errori è farlo criticare..
ribellionedellemasse
giugno 2, 2011
eggià, stiamo partendo da punti diversi e avendo in mente cose diverso; io parlo di esperienze soggettive, quel che mi preme è me stesso, come io vedo le cose, come io posso ovviare a problemi e inconvenienti; te astrai da tutto ciò, cerchi uno sguardo “sub specie aeternitatis”, che ti consenta di capire funzionamenti e maccanisimi a partire da pochi semplici elementi; il tutto è figo, molto figo, ma io non sono uno scienziato, e ho abbandonato queste velleità tempo fa; sono un edonista allo stato dei fatti, mi preoccupo di me e di chi mi sta vicino; la scienza la lascio perdere, il mondo è troppo difficile per essere realmente compreso (ma ammiro chi si cimenta xD)
Andrea B
giugno 2, 2011
Tornando al tuo post, quello che volevo dire nel primo post (prima che io partissi per la tangente) è che mi sono reso conto di un’altra componente oltre al ‘social proof’ e al piacere personale. C’è un qualcosa che ti spinge a farlo nonostante tu non voglia farlo. Penso sia capitato anche a te di dire: non voglio farlo ma lo devo fare. E’ ho identificato questa componente nel modo in cui siamo fatti. Lo dobbiamo fare perchè siamo progettati per farlo. Se non ci fosse questa componente ci saremmo estinti, penso.
ribellionedellemasse
giugno 2, 2011
ok; la tua è una spiegazione di fatto ricorsiva; tu dici: perchè proviamo a fare la cosa X? lo facciamo perchè è scritto dentro di noi, siamo programmati per farlo;
ma è come dire: la terra gira intorno al sole, chiedersi il perchè, e rispondere:- perchè è programmata per girare in quel modo!
In pratica, c’è un velato teleo-logismo nella tua tesi, inserendo un principio inconoscibile come causa del comportamento.
Poi, una considerazione sull’evoluzionismo.
Tu dici
“Lo dobbiamo fare perchè siamo progettati per farlo. Se non ci fosse questa componente ci saremmo estinti, penso”
A me sta benissimo darwin e l’evoluzionismo, però bisogna stare attenti nel maneggiarlo; un conto è considerare l’evoluzionismo nei confronti dell’intera specie, e un conto è vedere come agisce sul singolo individuo;il tuo è un ragionamento macro, non micro; quello che va bene per la specie, globalmente intesa, non è detto che vada bene per il singolo individuo. La natura se ne fotte degli individui; il maschio della vedova nera dopo la copula, gli viene staccata la testa e mangiata, perchè la femina gravida ha bisogno di alimentarsi; è, nell’ottica della riproduzione, è funzionale quel tipo di sacrifico; ma al maschio, se avesse coscienza di quello che gli capita, dubito possa esserne felice
l’evoluzionismo presuppone la vittoria del più adatto, del più forte, che sopravvivendo e riproducendosi dimostra di essere valido; ma se lui, con i geni X, si riproduce, vuole dire che il suo rivale con i geni Y non lo fa; la vita non è quasi mai win-win; chi vince si accaparra molto di più di quello che gli spetterebbe in base ad una ipotetica giustizia; così, tornando all’esempio rimorchio, ci stanno pochi molto validi che si scopano na marea di femine, e moltissimi che si troncano di seghe, si chiappano la prima che si vuole sistemare (funz.provider), e nel frattempo deve pure starsi accorto che la femina non lo riempia di corna col montone idraulico negro.
C’è cioè una lotta ferocissima tra i corredi genomici, per la quale è oggi, in questa nostra vita, che dobbiamo dimostrare attivamente e con i fatti di essere validi; il fatto di esserci non è condizione sufficiente per garantirci di esserlo, perchè ce ne stanno altri 7 miliardi che stanno qui come noi, e dire che so tutti validi mi pare na cazzata.
Quindi attenzione al ragionare in termini macro (la specie) e in termini micro (l’individuo, e i geni di cui è portatore); chè nella vittoria e nel miglioramento della specie, ci perdiamo le sofferenze di quelli che nella infame lotta della vita escono sconfitti
Terminando il ragionamento: possiamo anche dire che lo facciamo perchè siamo programmati per farlo; ma se questo vale per tutti i maschi, vuol dire che tutti ci provano; e, stante che le femine, selezionano in modo da avere i geni migliori, torniamo sempre allo stesso punto;: se sei valido ti riproduci, sennò ti tronchi di seghe, ti sposi na zoccola, e il figlio che dovrebbe esser tuo alla fine scopri che manco lo è (evolutivamente è vincente per la femina questa strategia: maschio bonaccione e segaiolo, cioè on portato al tradimento, che la mantiene a vita, mentre si accaparra i geni vincenti di uno stallone traslandoli al figlio (Y)