Stavo riflettendo su una cosa; l’autostima sappiamo più o meno tutti cosa sia; si può definire come il sentimento del valore circa se stessi, quanto ai nostri occhi valiamo e ci stimiamo; ora, l’autostima di una persona è sicuramente funzione dei risultati passati; tanto migliori sono i risultati ottenuti, tanto più l’autostima sarà elevata. E su questo, ceteris paribus, non ci piove
Ma prendete in considerazione questi due esempi:
A: Si sottopone a tizio un testo scritto in aramaico antico, e gli si dice di tradurlo in un tempo X; il nostro tizio non ha nessuna competenza nell’aramaico, e nessuna voglia o interesse nell’ approfondire l’argomento; il fatto di non riuscire a tradurlo, che influenza avrà sulla sua autostima? in linea massima sarà nulla. Non è un campo che gli compete, quindi che gli frega?
B: Si sottopone un compito a tizio, in una materia in cui lui si considera forte (mettete quello che vi pare), ad esempio fossi io l’esempio sarebbero le pippe a due mani ) ; e si ponga che tizio fallisce; la cosa non sarà ora accettata allo stesso modo di prima, perchè il nostro amico ha delle aspettative in merito, crede di dover riuscire in quel compito, e non riuscendo accusa una sconfitta. Crede e ritiene di dover riuscire, e soffre quando si accorge che non ce la fa
L’autostima non sarà quindi solo funzione del numero di successi passati ( o ancora meglio, del rapporto tra successi e fallimenti), ma andranno ponderate anche le pretese
Autostima = f ( Successi / Pretese)
questa è più o meno la formula di William James, celebre psicologo di inizio 900.
Seguiamo James: “Non vi è tentativo, non vi può quindi essere insuccesso; non essendovi insuccesso non ci sarà umiliazione. Così il sentimento di noi in questo mondo dipende interamente da ciò che ci contentiamo di essere e di fare. Esso è determinato dal rapporto fra ciò che siamo e ciò che pensiamo di pover essere”
Veniamo ad un tasto dolente: non è solo la mancanza (qualitativa e quantitativa) di successi a decretare una bassa autostima, ma è uno iato imponente tra i successi che abbiamo avuto e i successi che noi riteniamo, ci attendiamo, di dover(o al passato, di aver dovuto) conseguire. Quanto più elevate saranno queste aspettative, tanto più difficile sarà che la realtà tenga il passo con l’idea che ci siamo finti in testa.
Quindi, se X ritiene che scoparsi 2 tizie all’anno sia un gran bel risultato, e ne tromba una, beh non è andato poi così male; ma se Y pensa che sotto le 10 sia un risultato penoso, e ne tromba 9, per quanto abbia un numero esageratamente più alto di X, la sua percezione dei fatti sarà totalmente diversa…
così si spiega come menti e personaggi assolutamente geniali avessero l’autostima a zero, (mi viene qui in mente kurt godel, il più importante logico matematico del 900), e come gente assolutamente mediocre abbia l’autostima a palla..
Da questa banale equazione, vien fuori che le strategie per incrementare la propria autostima sono di due specie: la prima, nota a tutti, consiste nell’incrementare i propri risultati; la seconda, consiste nel tenere a bada le aspettative; che non vuol dire il tarpare le ali alle persone, il vietar loro di sognare in grande; ma significa che è deleterio coltivare sogni megalomani sul proprio conto, quando la realtà ci dimostra ben altro; quanto più sarà alta l’idea che avremo di noi, tanto più alto il rischio di doverci poi disprezzare perchè non risultiamo all’altezza della nostra idea.
Se si allarga un attimo l’orizzonte, ci si può rendere conto di perchè oggi giorno siano così tante le persone che vivono male (a dispetto di condizioni materiali più che eccellenti) e quanto le malattie più forti siano l’invidia, le gelosie, gli odi per gli altri, per chi ha di più, per chi è di più, per chi consegue di più (proiezioni esterne di fatti del tutto interni, il più delle volte rivolti contro se stessi); sopratutto perchè le persone sono piene di aspettative che, il più delle volte, centrano davvero poco con i loro intimi desideri; e queste aspettative sono invece del tutto funzionali al sistema (qualcuno direbbe a matrix…)
Se si instilla fin da piccoli nelle menti delle persone l’idea che tutti sono meritevoli, che tutti potranno fare grandi cose ed avere grandi successi (si pensi alla scena tipica da film Usa, il bambino che alla domanda su cosa voglia fare da grande, afferma perentorio: IL PRESIDENTE DEGLI USA) Se si convincono le persone che tutto potranno, quando queste si scontrano con l’amara realtà non possono che soffrire, e vivere di rivendicazioni contro chi invece ce l’ha fatta, magari ingiustamente (secondo loro…)
Questo post vuole quindi essere un invito a guardarsi un po’ meglio, e cercare di capire, realisticamente, a cosa può aspirare ognuno di noi; coltivare sogni soggettivamente irrealizzabili non solo è stupido, è deleterio per voi stessi; vi troverete ad automaledirvi ogni giorno, a torturarvi psicologicamente, perchè non siete al’altezza, perchè non vi ritenete abbastanza, perchè pensavate di poter (anzi di dover) fare chissà che, quando in realtà la realtà vi dimostra ben altro; e vi troverete a cercare qualcuno o qualcosa a cui addossare colpe e responsabilità (il prossimo, la famiglia, lo stato, le femmine, il papa o chissà chi altro);
come diceva il buon alberto calligaris:
A trentun’anni
avrei già dovuto conquistare la Persia
avessi avuto un maestro come Aristotele
adesso non pulirei ruote di seggiolini per vivere
il trucco è tutto lì
qualcuno che ti dica che se vuoi
puoi conquistare la Persia
invece con i 6 presi
riesci a pagare il mutuo
andare al mare in vacanza e portare a spasso il cane
che è abbastanza
ma qualcun altro conquisterà la Persia
e tu lo leggerai sul giornale
e poi metterai il giornale in una borsa
e aspetterai che sia piena
per portarla alla raccolta differenziata
e sembrerà tutto normale – invece è la tua vita che continua
con le minestre solubili il dentista e l’affitto
e ogni notte prima di addormentarti
senti come se avessi dimenticato di fare qualcosa
e ti alzi a controllare il gas
e per un istante ti viene in mente che forse avresti dovuto
conquistare la Persia
ma ti vengono in mente tutte le cassiere del supermercato
che scopano tra di loro
e per la Persia ti ci vogliono ragionevolmente almeno una decina
d’anni
la sega è un attimo.


Pubblicato il aprile 26, 2011
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