Fidati un po’ di te stesso

Pubblicato il novembre 25, 2010

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Fidati un po’ di Te stesso, la carenza di consapevolezza dei propri mèzzi e la sottovalutazione delle proprie possibilità è infatti uno dei peccati mortali, veramente e letteralmente mortali, dei peccati dei quali si muore. Forse anche più che di sopravvalutazione.
Devi infatti essere cosciente delle Tue possibilità, già semplicemente perché Tu possa utilizzarle, perché Tu riesca a farci ciò per cui Ti sono state date. Sarebbe abbastanza difficile un giorno rendere conto del fatto che ti sei fatto accecare da una cosa così dubbia come i complessi.

In questo senso infatti la modestia non è una virtù, in questo senso la modestia è nel migliore dei casi una stupidità.
Ti è stata data una fantasia quasi fantastica, una fantasia che è terreno di coltura per la poesia e per la filosofia, e terreno di coltura per ciò che per ora non so nominare, e cioè per quella cosa che si forma come composto omogeneo di entrambe.
La cosa peggiore sarebbe bardare e imbrigliare questa fantasia con gli assiomi dei dizionari di filosofia. Chiuderla ben bene a chiave in una stanza perché non Ti disturbi nel lavoro che stai facendo nella stanza accanto. Se c’è una reale e concreta speranza che Tu maturi un frutto (e c’è), succederà solo se in esso sarai contenuto tutto intero, con i calzini; la barba, la birra, la fantasia, l’intelletto, l’uccello, con tutto quanto.

Niente mi eccita più della speranza in un’opera che nascerà in diretta dipendenza da tutte queste cose, la speranza in un’opera dalla quale niente verrà eliminato, la speranza in un’opera non censurata, cruda, crudele e mostruosa, ma assoluta. Un’opera che sarà dannosa alla salute, che dopo averla consumata farà vomitare e farà cacare, che dopo averla consumata farà venire allo stesso tempo un senso di felicità e un senso di terrore, un opera che non avrà limiti e che non permetterà che limiti le vengano imposti, mai e da nessuno.

(lettera d’amore di jane cerna)

 

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