Dunque, proverò a rispondere un po’ a tutte le obiezioni che sono state opposte ai miei ragionamenti, non solo qui, ma anche nel risposte che mi hanno dato a voce, sul blog, su facebook ecc.
Seguirò 3 filoni argomentativi, 3 modi di approcciare il problema, in cui di fatto la questione centrale, che potrebbe essere l’ipotetico titolo potrebbe essere:
La Democrazia Italiana fa schifo: E’ colpa di Berlusconi, o lui è solo un sintomo di una malattia ben più grave?
Le linee argomentative saranno di tipo: 1) storico, analizzando la particolare forma assunta dalle istituzioni (latu sensu) democratiche italiane dal 45 ad oggi 2) filosofico-politico, in cui sul banco degli imputati finisce la forma di liberal-democrazia che si è imposta in occidente a partire dalle 3 rivoluzioni (inglese, americana, francese), e che definirò “democrazia dai poteri illimitati” 3) antropologico, in cui mi appoggerò in primis a Mandeville e alla sua Favola delle api, ed alla ricezione del suo messaggio da parte dei filosofi scozzesi del xviii sec, fino ad Hayek nel ’900
1) La logica di Yalta: la democrazia consociativa
Partiamo da lontano: inquadrare l’era Berlusconiana implica comprendere quel periodo allucinante della vita d’un paese democratico che fu Mani Pulite; per capire quel fenomeno implica ripercorrere la storia italiana a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, e dallo storico incontro tra Roosvelt, Churchill e Stalin in quel di Yalta.
Al termine della seconda guerra il mondo venne spartito in 3 zone, quella occidentale-americana, quella comunista-sovietica, e le residue zone neutrali. Dei 5 paesi vincitori, quelli a dettare le regole furono Usa e Urss, che stabilirono il destino dei paesi sconfitti (Giappone, Germania e Italia). Tralasciando il Giappone, vediamo cosa successe alle ultime due: la Germania fu letteralmente divisa in 2, parte ovest e parte est, ognuna delle due dominata dalle rispettive parti avversarie. L’Italia non fu divisa in 2 zone di influenza, seppur Stalin all’inizio avesse premuto per tale spartizione (pare però che temesse troppo Tito, ossia temesse che l’italia sarebbe stata influenzata più dal suo figliastro che da lui medesimo). L’Italia non fu divisa geograficamente in 2 parti, ma lo fu da un punto di vista politico. Ci fu una divisione politica del paese basata sulla fissazione di regole non scritte, ma implicite e conosciute da tutti, che avrebbero determinato l’anomalia italiana. Si creò una sorta di regime di extraterritorialità a favore del sistema sovietico nel nostro paese. La nostra, dal ’45 al ’91 è stata una democrazia bloccata, in cui solo formalmente gli elettori potevano decidere chi mandare al governo, ma di fatto non si poteva verificare che i comunisti andassero al governo, o diventassero parte essenziale della maggioranza di governo (il fattore K). Al contempo, si affermò una logica consociativa, in cui le decisioni essenziali venivano prese di comune accordo con i comunisti; si garantiva uno spazio di autonomia, di influenza del PC sulla realtà italiana, ad li là delle leggi vigenti, come avvenne ad esempio con la lega delle cooperative.
Una democrazia del genere, monca di ogni tipo di alternanza, ridusse grandemente le possibilità di azione dei governi; si eliminarono anche alcuni dei pesi e contrappesi essenziali al meccanismo liberal-democratico. Conseguenza di questa spartizione fu che il gioco politico si svolgeva in parte a carte scoperte (sopra il tavolo), ma gran parte era oscuro, sotto al tavolo. E tra le cose gestite sotto al tavolo c’era la questione che, con mani pulite, sarebbe assurta alla ribalta: IL FINANZIAMENTO DELLA POLITICA
I giochi come abbiamo detto erano dominati da una parte dal Pc, dall’altra si affermò come riferimento degli Usa la democrazia cristiana. Il PC era di fatto la controparte italiana del comunismo sovietico, e da questi prendevano gli ordini. Finanziati pesantemente da mosca (leggasi l’oro di mosca di v.riva), i comunisti italiani dettarono legge nel modo di condurre l’attività politica: aprirono sedi ovunque, la loro diffusione era capillare (e mantenere sedi aperte in qualsiasi sparuto paese italiano vi lascio immaginare quante risorse richiedesse), la dedizione dei loro iscritti ammirevole: il loro era una sorta di servizio religioso, quasi si prendevano i voti entrando nel PC; il PC sopra tutto era il motto. Costituirono la più efficiente burocrazia che l’italia abbia mai sperimento, di gran lunga migliore di quella sgangherata a livello nazionale.
Dove conduce questo ragionamento? Conduce ad affermare due cose: a) la contrapposizione non era tra normali partiti, ma tra opposte visioni del mondo, uno scontro tra nemici; i comunisti, perdipiù, spinti dal fideismo e dalla convinzione di essere dalla parte giusta, che la storia fosse dalla loro parte (leggasi teleologismo insito nella visione marxiana della storia), attendevano pazientemente la disfatta del nemico; è questa particolare forma mentis che dobbiamo tener presente quando ragioniamo della sinistra italiana b) la logica di yalta creò un sistema consociativo, in cui la corruzione, le tangenti, i finanziamenti delle imprese ai partiti non era l’eccezione, ma la regola, nota a tutti, accettata universalmente come caratteristica del sistema
2) La sinistra, tra partito socialista e partito comunista
Chiunque volesse presentarsi come alternativa ai due blocchi su citati, si trovava di fronte ad una difficoltà quasi insormontabile: reperire le risorse per fare politica. Da un lato c’erano i finanziamenti degli Usa, la Cia, la confindustria, dall’altro Mosca e le cooperative. E’ in questo contesto che va inquadrato il contributo dei socialisti di craxi, saliti alla ribalta negli anni ’80. Essi sfruttarono un meccanismo già esistente, spingendo sull’acceleratore, portando a livelli superiori il fenomeno dei finanziamenti sottobanco.
Riavvolgiamo un secondo il nastro:
Il partito socialista in Italia nasce nel 1892. Esso era l’unica forma di sinistra operante nel paese, se per sinistra intendiamo un partito che ritiene il governo nel dovere di operare in senso sociale, di avere un progetto sociale e di intervenire per sanare la cattiva distribuzione della ricchezza.
Analogamente, in tutto il mondo (o meglio, in tutto il mondo che lo permetteva) nascevano partiti socialisti. L’intento iniziale era principalmente rivoluzionario, anche se da subito (complici anche le prime nascenti democrazie europei ed i primi statuti concessi ) iniziarono il cammino verso la possibile proposta di se’ come forze di governo.
Per questa ragione, in virtu’ di svariati dibattiti interni (da quello sull’interventismo a quello relativo all’anarchismo,eccetera), si verificarono numerose scissioni, dalle quali nacquero diversi movimenti, alcuni scomparsi ed altri no.
In particolare, dal partito socialista italiano fuoriescono:
Nel 1907, i sindacalisti rivoluzionari, che proponevano un modello di lotta sindacale basata su sollevazioni e sabotaggi.
Nel 1921, i comunisti che fondano il partito comunista. Essi sono da subito filosovietici e filorivoluzionari. Escono dal partito perche’ Lenin chiese al PSI di espellere Turati e Treves, e il partito italiano decise di non sottomettersi alla volonta’ dei sovietici diventandone automaticamente un satellite. Faccio notare che Turati e Treves erano capi di una corrente minoritaria (che peraltro uscira’ dal partito l’anno dopo), tuttavia il senso di appartenenza del PSI era tale da non tollerare inferenze, neanche dai “fratelloni” di Mosca. Uno scatto di dignita’ che in Italia non vedremo mai piu’.
Nel 1922, poco prima della marcia su roma, vengono espulsi i riformisti per aver tentato di fuoriuscire dal partito e votare per i partiti della borghesia, in seguito ad una crisi di governo.
Segue l’intermezzo fascista, dove c’è solo un partito lecito, gli altri sono fuorilegge. Arriviamo così al dopoguerra
I partiti di sinistra poterono finalmente ricostituirsi come formazioni politiche (e non come movimenti di partigiani che fanno politica) solo nel 1947, anche se ci sono numerosi distinguo. Durante il referendum per la repubblica , che mandera’ in esilio la famiglia reale, il partito socialista e’ in prima linea per la repubblica, mentre quello comunista , pur schierato contro il Re, si interessa meno; convinto che l’Italia sia destinata a diventare un paese comunista, e quindi nemmeno una repubblica. La differenza tra l’impegno dei Socialisti e quello dei comunisti e’ tale che quello socialista si identifica con il movimento repubblicano, e viene conosciuto come “il partito della Repubblica”.
L’alleanza rimane fissa fino al 1957, con un partito sempre vigilato dai sovietici, sino a quando avviene la svolta. Al congresso di venezia i socialisti dichiarano chiaramente ed ufficialmente che la liberta’ dei lavoratori e’ possibile solo in una democrazia. Si staccano quindi dal partito comunista, ed iniziano a muoversi per diventare un partito di governo. Lo stesso capita, piu’ o meno negli stessi anni, in tutta europa.
In tutta europa, la trasformazione che permettera’ ai socialisti di entrare nei governi , cioe’ di diventare una forza di governo matura, avviene sempre a spese dei comunisti, che iniziano a ridursi di numero in tutta europa, sino a scomparire o a confluire in movimenti armati.
L’italia e’ un ‘eccezione, perche’ qui rimane il partito comunista piu’ forte del mondo occidentale. Mentre nel resto d’europa gli americani sarebbero disposti a tollerare i socialisti al governo, giudicandoli maturi alla democrazia, in Italia si pensa che un governo socialista automaticamente soccomberebbe alla maggiore forza (ed alla maggiore potenza di mezzi) dei comunisti. Di conseguenza, si tollera che i socialisti vadano al governo, ma non soli e non con altre forze di sinistra.
Torniamo così agli anni ’80, dove i socialisti conquistano il potere (come del resto succede anche nel resto d’europa) Cosi’, la vigilia di Mani Pulite vede una situazione italiana in linea con quella europea. C’e’ un gruppo, il PSE, che si chiama appunto PSE.”S” come socialisti. Diversi partiti socialisti hanno governato o partecipato a governi in Europa, ma mai partiti comunisti. Il partito socialista italiano da’ prova di una notevole autonomia, al punto che, Craxi non esita a mettersi contro gli americani (caso dell’achille lauro) e rifiutarsi di consegnare dei criminali terroristi che avevano agito in territorio italiano e quindi andavano processati in Italia. Una prova d’indipenza mai più vista in italia, e che inaugura l’unico periodo di politica estera indipendente dagli Usa. Per il resto a sinistra si sono viste solo farneticazioni, o terzomondiste, o pacifiste, o supinamente chinate ai voleri americani (leggasi guerra nel Kosovo, appoggiata dal generale nato Mr D’alema)
Mani pulite arriva in questa situazione, gettando tutto alle ortiche. L’unico partito di sinistra che sia mai riuscito a governare il paese senza scissioni/tradimenti/autolesionismi/millanterie fu distrutto dall’inchiesta meno legale del dopoguerra italiano, e si arrivo’ alla situazione attuale, che ha l’Italia in un contesto completamente anomalo.
Mentre in tutta europa ci sono dei partiti socialisti maturi per il governo e dei partiti comunisti che sanno produrre solo scissioni/tradimenti/autolesionismi/millanterie, in Italia l’unico partito di sinistra maturo per il governo fu distrutto, lasciando solo un partito comunista in crisi di identita’, che come tutti i partiti comunisti d’europa lavora per scissioni/tradimenti/autolesionismi/millanterie, in un continuo processo di decadenza.
3)Mani Pulite
La vera storia di Mani Pulite è ancora di la dall’essere scritta, ma tenterò di dire come vedo tale questione. Innanzitutto i risultati: ad uscire indenni da Tangentopoli sono stati, incredibilmente, i rappresentanti delle culture totalitarie nel 900, cioè da un lato i comunisti (che, con la svolta della bolognina del povero occhetto, si ricicleranno sotto varie sigle, immagini e simboli), e i fascisti (cioè quelli che prima furono MSI, unici veri non toccati dal fenomeno corruttizio, dacchè erano esclusi da qualsiasi incarico di governo, e che poi sono diventati AN e ora Futuro e Libertà: libertà di questa minchia, certamente)
Il sistema spartitorio delle tangenti coinvolgeva tutti i principali partiti, basti ricordare il celebre discorso di Craxi in Parlamento. E spesso avveniva fissando le percentuali, con tutti i loro rappresentanti raccolti intorno ad un tavolo. Eppure, alla fine, fatta eccezione per qualche piccolo screzio, ad uscire dall’intera vicenda come il partito “dalle mani pulite” fu proprio il Pci-Pds.
Conclusione, questa ai limiti della provocazione derisoria, se si considera che le principali fonti di finanziamento del Partito comunista erano, in Italia, un segreto di pulcinella.
L’inchiesta di mani pulite mise fuori gioco i partiti che avevano governato dal 45 al 92, lasciando così un gigantesco vuoto politico; gran parte del paese fu lasciato privo di rappresentanza elettorale, messe fuori gioco queste ultime non dal normale avvicendarsi democratico, ma dal perverso gioco degli avvisi di garanzia, appoggiati in questo dalla stampa e dal populismo mediatico.
Il PC riuscì a salvarsi, e da partito più colpevole di tutti, divenne il partito moralizzatore per eccellenza, quello col ditino sempre alzato, quella della questione morale e del “noi siamo diversi “ Diversi un paio di palle, certo; ma questa è la versione che riuscì a passare. In più cavalcò l’ondata anti-politica e anti-partitica (tutti i politici erano ladri, ma loro erano diversi) Spianò così la strada al vero anti-politico, cioè Berlusconi. Ma non affrettiamo i tempi.
L’alleanza stampa-magistratura-PC/PDS riuscì nell’intento di far fuori gli altri partiti, lasciando così in Italia un unica cultura di sinistra, cioè quella comunista (totalmente inadatta ai fini di governo) eliminando quella socialista, che era l’unica che riuscita ad assurgere a forza di governo, come nel resto d’europa. Ergo ci si ritrovò con una anomalia: quello che in Italia viene oggi chiamato sinistra, negli altri paesi o non esiste, o è del tutto residuale, forze massimalista senza importanza.
Certo: il sistema era diventato insostenibile, e la caduta del muro, facendo cadere la logica di yalta, ha fatto si che l’intervento della magistratura, prima impossibile per cause politiche, divenisse ora possibile. Lo scollamento tra classe dirigente e elettorato era ormai grande, e i magistrati colmarono tale spazio, tale vuoto politico, diventando essi stessi una forza politica
4) Berlusconi
Berlusconi è la conseguenza di tutto quanto abbiamo detto fin’ora, della caduta della logica di yalta, e dell’inchiesta di mani pulite.
Ci si stropiccia gli occhi ancora oggi tanto lo spettacolo apparve (e tuttora appare) inverosimile. Il muro di Berlino cadde nel novembre del 1989 sotto la furia popolare. L’evento fu seguito a ruota dal disfacimento del comunismo in tutti gli Stati-satellite dell’Europa orientale. A sua volta, l’ultimo
impero coloniale della storia, sopravvissuto a ben due guerre mondiali, intendo l’Urss, si disgregò per un’implosione tra l’agosto e il dicembre del 1991. Crollato che fu l’enorme cartellone pubblicitario che con il nome di “socialismo realizzato” copriva quella parte del mondo (1/6 del pianeta!), emerse una realtà agghiacciante, immaginabile persino dagli anticomunisti più incalliti. Ovunque desolazione e miseria, ovunque degrado avvilente della persona umana, ovunque arbitrio
poliziesco (per non parlare delle irreparabili devastazioni ambientali come quella del Mar d’Aral e di Cernobyl). Emerse, insomma, ciò che alcuni avevano già intuito: che l’Urss era una superpotenza
militare eretta sulla base di una “società civile” condannata alla miseria.
A quel punto (ecco l’aspetto più difficile da digerire), sarebbe stato lecito attendersi una spiegazione dagli Occhetto, dai D’Alema e via enumerando.
In fondo loro l’Unione Sovietica non la avevano vista solo al cinema (come Gianfranco Fini aveva visto al cinema il fascismo di Benito Mussolini). Loro con Breznev, Andropov e Cernenko si
erano abbracciati e baciati. Il paese del socialismo realizzato l’avevano visitato in lungo e in largo. Un elementare dovere morale avrebbe dovuto spingerli a dare spiegazioni, non dico agli avversari
ma ai proletari della base del loro proprio partito, ancora oggi affamato di miti. Dopo una pluridecennale esaltazione dell’Unione Sovietica come “paradiso dei lavoratori”, di cui si erano
fatti eredi i vecchi dirigenti del Pci (i loro stessi padri) per due generazioni, gli eredi diretti, i dioscuri D’Alema e Occhetto avrebbero dovuto avvertire questo imperativo della coscienza.
E invece non solo non avvenne nulla di tutto ciò, a parte qualche reticente parolina gettata qua e là, ma addirittura si determinò il paradosso che gli sconfitti della storia si trovassero incoronati
dalla “rivoluzione giudiziaria” come i candidati alla vittoria in quanto garanti, contro i misfatti del Caf, della “vera democrazia”, e che i vincitori morali autentici, coloro cui la realtà delle cose aveva dato completa ragione – il cattolico liberale Arnaldo Forlani e il liberal socialista Bettino Craxi – si
trovassero invece sbattuti sul banco degli imputati.
Fu a quel punto che scattò, fulminea e imprevedibile, l’iniziativa di Berlusconi. Non si poteva consegnare il Paese ai comunisti. Essi avevano, sì, cambiato simbolo e nome, ma la loro mutazione era stata troppo recente e di superficie (in attesa di un ampio riesame autocritico del loro passato storico, che manca ancora oggi), per poter ragionevolmente supporre che quella mutazione fosse in grado di annullare, di colpo una mentalità consolidatasi nell’arco di 70 anni.
E’ qui che entra in scena Berlusconi. L’unico che, grazie alle capacità organizzative delle sue aziende, Publitalia in primis, e al fatto di possedere 3 televisioni, potesse ribaltare quanto stava succedendo. Senza queste risorse non sarebbe riuscito nell’impresa, e ci saremmo ritrovati gli sconfitti dalla storia trionfali al governo, e senza alcun tipo di opposizione (tutti morti gli altri)


Pubblicato il novembre 8, 2010
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