Molto tempo fa, vivevano le Ninfe, bellissime fanciulle, vestite di veli impreziositi da fili d’oro e d’argento. Esse avevano lunghissimi capelli, che pettinavano specchiandosi nei laghetti e nei ruscelli.
Amavano ballare e cantare e la loro voce era talmente melodica che incantava chiunque le sentisse.
Oltre alle Ninfe, c’erano anche i Satiri, giovani fannulloni, sempre pronti a divertirsi ed uno di loro si chiamava Pan. Pan, era il dio dei pastori, il suo aspetto era orribile e deforme; al posto dei piedi aveva due zoccoli da caprone, il suo viso era rugoso e le sue orecchie erano appuntite.
Inoltre sulla fronte, aveva due corna da capra che lo rendevano pauroso. Pan trascorreva intere giornate a suonare il suo flauto fatto di canne e spesso cantava.Un giorno, egli udì una bellissima voce provenire da un cespuglio; subito si mise a sbirciare e vide una bellissima Ninfa che raccoglieva fiori.
Il suo nome era Eco e Pan, fu talmente incantato dalla sua bellezza che le si avvicinò e disse:” Oh, stupenda creatura, tu sarai la mia sposa!”. Eco rimase terrorizzata alla vista di quell’essere mostruoso e subito corse via urlando e pregando Pan di lasciarla in pace.Ma Pan non smetteva di inseguirla e la Ninfa cercava di nascondersi nel bosco, finché sfinita trovò una caverna ed entrò per rifugiarsi.
Eco era innamorata di Narciso, un bellissimo giovane, che amava la caccia, e, ancora piena di spavento incominciò a chiamarlo sperando che accorresse in suo aiuto.
Eco lo chiamò per ore ed ore, ma Narciso non arrivava.
La povera Ninfa trascorse così giorni e giorni nascosta nella buia caverna chiamando continuamente il suo amato, ma inutilmente.
Narciso,aveva un cuore arido ed era talmente pieno di superbia e fiero di sé che non aveva attenzioni per nessuno tranne di sé stesso. Un giorno, mentre cacciava, udì le invocazioni di Eco e, quando capì dalla voce che si trattava di lei, si avvicinò alla caverna e disse:” Devo continuare la caccia, non posso perdere tempo… poi per una Ninfa” e proseguì.
Gli dei, che dall’Olimpo avevano visto il comportamento di Narciso, decisero che una simile crudeltà non poteva rimanere impunita.Così decisero che, Narciso, dal cuore di pietra, dovesse provare sentimento soltanto per sé stesso e per la sua bellezza. Trascorsero giorni e intanto faceva molto caldo e, il giovane, stanco e assetato si mise in cerca di uno stagno per dissetarsi.
Quando lo trovò si sporse per bere e vide la sua immagine riflessa nell’acqua e,sbalordito esclamò:” Che sublime bellezza, non posso più vivere senza che essa risplenda continuamente nei miei occhi”.Narciso s’innamorò all’istante di sé stesso e da quel momento rimase fermo immobile senza mai staccare il suo volto riflesso nello stagno, come in preda ad un incantesimo. Intanto il sole iniziava a calare e, Narciso cominciava a perdere le forze, non riusciva a muoversi e il suo viso piano piano impallidiva sempre più. Rimase così a lungo finché non morì.
Narciso e Oscar Wilde
Quando Narciso morì, lo stagno del suo piacere si mutò da una tazza di dolci acque in una tazza di lacrime salse e le Oreadi vennero piangendo attra¬verso i boschi per cantare allo stagno e confortarlo. E quando videro che lo stagno s’era mutato da una tazza di dolci acque in una tazza di acque salse, sciolsero le verdi trecce dei loro capelli e gridarono verso lo stagno e dissero:
Noi non ci meravigliamo che tu pianga tanto Narciso, perché egli era davvero bellissimo -
Ma era bello Narciso? – disse lo stagno.
Chi potrebbe saperlo meglio di te? – risposero le Oreadi.
Ci passava sempre davanti, ma cercava te e si stendeva sulle tue rive e guardava dentro di te e nello specchio delle tue acque specchiava la propria bellezza. -
Allora lo stagno rispose: – Ma io amavo Narciso perché, mentre egli se ne stava disteso sulle mie rive e mi guardava, nello specchio dei suoi occhi io vedevo sempre specchiata la mia bellezza -» OSCAR WILDE.

